Intervista a Paola Avitabile sui problemi della Giustizia penale barese

by admin in Diritto Penale, News, Processi, Professione e avvocatura, Rassegna Stampa

COME GETTARE ALLE ORTICHE IL GLORIOSO MONDO FORENSE

di Paola Avitabile, avvocato penalista – Polis Avvocati

Pubblicato su La Gazzetta di Bari del 24 luglio 2018

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Aspettando Godot.

Ci stiamo abituando all’attesa, alla mancanza di risposte, al rimanere inascoltati. Il sipario è calato, le tende sono state tolte e i riflettori sono stati spenti. Non ci sono più giornalisti e non se ne parla quasi più.

Ormai sembra che la questione giustizia penale, a Bari, sia risolta. Invece è il contrario. Forse siamo stanchi di lottare, di parlare, di lamentarci ma la situazione è allarmante, oggi più che mai. L’unico dato certo, al momento, è che i processi – eccezion fatta per quelli con detenuti – sono fermi e noi siamo in attesa di notifiche (di centinaia, migliaia di notifiche) per la fissazione di nuove udienze. Dove? Quando? Questo non è dato saperlo. Migliaia di cittadini sono in attesa: dai parenti dei lavoratori morti per amianto, ai familiari della psichiatra uccisa da un paziente sul luogo di lavoro a tanti, tanti altri.

Si pensa che di questa situazione possano e debbano felicemente beneficiare imputati «colpevoli» e avvocati «disonesti» (non si capisce bene come), ma non è così. essuno può gioire dinnanzi ad una sconfitta plateale delle istituzioni, che non sono state in grado di garantire una delle tre funzioni fondamentali dello Stato: quella giurisdizionale. E chi pensa che dal primo ottobre tutto tornerà alla normalità, si sbaglia. Si sbaglia di grosso. Il Ministro Bonafede è venuto a Bari, è entrato nelle tende dove per giorni, con dignità, abbiamo celebrato le udienze, anche se di mero rinvio, pur di non interrompere l’attività giudiziaria.

È venuto ad ascoltare, dice di aver capito che la priorità di tutti (personale amministrativo, giudici ed avvocati) era ed è quella di lavorare in maniera dignitosa in un luogo dove sia possibile svolgere le udienze e le attività ad esse collegate. Dal primo ottobre (se tutto andrà bene posto che il termine è prorogabile), invece, si concretizzerà un ulteriore «spezzatino».

Ad oggi, a poco più di un mese dallo sgombero definitivo di Via Nazarfiantz, non si sa dove saranno celebrate le udienze, dove saranno allocate la Procura, la Polizia Giudiziaria e gli uffici del Tribunale. Di certo andremo incontro ad una ulteriore frammentazione, palesemente incompatibile con l’efficienza della giustizia penale, per chissà quanti anni: ne sono passati ben 17 dalla collocazione «provvisoria» nel palazzo oggi dichiarato inagibile.

Un paese civile può permettere tale frammentazione? Uno Stato di Diritto può trattare così i propri cittadini? I propri dipendenti? I tutori della Legge? Non può farlo. E noi non possiamo accettarlo. Non possiamo tacere di fronte alla violazione di diritti costituzionali. Non possiamo accettare che un Ministro della Repubblica definisca le rimostranze dell’avvocatura barese come «inutili polemiche», a mezzo Facebook. Siamo stanchi della propaganda. Noi non abbiamo alcun tipo di tutela.

Niente ferie pagate, niente malattia e niente cassa integrazione. Se non lavoriamo, non guadagniamo. Ma dobbiamo pagare comunque le tasse e siamo tenuti a versare i contributi previdenziali. Non ci sono ammortizzatori sociali per gli avvocati disoccupati. Non vediamo luce in fondo al tunnel, non vediamo soluzioni. L’antico splendore di cui ha sempre goduto la classe forense barese è oggi trasformato in un velo grigio e opaco che avvolge il capo di ognuno degli iscritti all’ordine.

L’avvocato barese oggi è solo.

A pochi importa quanti sacrifici ci siano dietro quell’iscrizio – ne all’Albo. A pochi importa quanti studi, avviati grazie a mille rinunce, saranno invece costretti a chiudere. A nessuno importa di quanti sogni si stanno infrangendo. Io non so quale possa essere la soluzione, non so perché siamo arrivati a questo punto e non so nemmeno se saremo in grado di risollevarci.

Una cosa, però, so: noi siamo e facciamo gli avvocati e abbiamo l’obbligo di riscattarci, di farci muovere da un moto di orgoglio, innanzitutto per tutelare i nostri clienti. Abbiamo il dovere di impedire che la giustizia penale barese venga condannata a morte certa.

Paola Avitabile avvocato

Polis Avvocati

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