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“Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico ed autocertificazioni Covid-19”. L’avv. Starita su La Gazzetta del Mezzogiorno

by Comunicazione in Rassegna Stampa

Per la rubrica "La bilancia e il bilancio" su LaGazzettadelMezzogiorno.it, il nostro Stefano Starita (in foto) è intervenuto sul tema della falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, di grande attualità per l'uso delle autocertificazioni Covid-19 che i cittadini sono stati invitati a produrre, ad esempio, per gli spostamenti. Di seguito, l'approfondimento per esteso

L'emergenza sanitaria del Covid ha portato i cittadini a confrontarsi con l'uso delle autocertificazioni per gli spostamenti in Italia. Sebbene al momento l'uso delle autodichiarazioni sia stato dismesso a seguito del passaggio alla zona gialla per il Belpaese, bisogna fare ugualmente chiarezza sulla giurisprudenza in modo tale da rendere il più semplice possibile al cittadino la comprensione dei propri diritti e dei propri doveri. Un esempio? La sentenza di merito (cfr. Giudice per le Indagini Preliminari di Milano, 12.3.2021) con la quale è stata categoricamente esclusa la configurabilità del reato previsto dall’art. 483 c.p. – che punisce con la reclusione sino a due anni “chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità” – nel caso di false dichiarazioni nelle autocertificazioni da compilare per effettuare spostamenti sul territorio nazionale. La pronuncia rappresenta solo l’ultimo arresto giurisprudenziale di un filone interpretativo che sta progressivamente scardinando la rilevanza penale delle autocertificazioni mendaci e che attende solo il definitivo avvallo della Suprema Corte di Cassazione: sul punto, invero, si erano già espressi tanto lo stesso Tribunale di Milano – che ha avuto modo di dichiarare estranee all’ambito di applicazione dell’art. 483 c.p. quelle dichiarazioni che si risolvono in mere manifestazioni di volontà, intenzioni o propositi (come, ad esempio, quelle concernenti la volontà di raggiungere un determinato luogo) – quanto il Tribunale di Reggio Emilia, che ha finanche dichiarato illegittimi i divieti di spostamento imposti con i DPCM dell’8/9.3.2020 per contrasto con l’art. 13 della Costituzione, che sancisce l’inviolabilità della libertà personale. Nel caso oggetto della recente sentenza del G.I.P. del Tribunale di Milano, l’imputato era chiamato a rispondere del reato di cui all’art. 483 c.p., in relazione all’art. 76 del D.P.R. n. 445/2000, perché, “fermato durante un controllo dei passeggeri in transito nella Stazione di Milano Cadorna effettuato dagli Agenti della POLFER”, avrebbe affermato falsamente nella autocertificazione consegnata alla Polizia “di lavorare presso il (…) di (…) in Milano e di far rientro presso il proprio domicilio, circostanza non rispondente al vero”. In disparte l’“evidente contrasto tra la documentazione prodotta dalla difesa e quella contenuta nel fascicolo del P.M.”, il G.I.P. ha evidenziato “come non sussistano nemmeno astrattamente e nel caso di specie i presupposti costitutivi della fattispecie delittuosa di cui all’art. 483 c.p. contestata”. Deve, infatti, escludersi che il D.P.R. n. 445/2000 “preveda un generale obbligo di veridicità nelle attestazioni che il privato renda al pubblico ufficiale”; quest’ultime integrano il delitto di falso in atto pubblico solo qualora “siano destinate a provare la verità dei fatti cui si riferiscono nonché ad essere trasfuse in un atto pubblico”, di talché, “in tutti i casi quale quello in esame – nel quale l’autodichiarazione in ipotesi infedele è resa dal privato all’atto di un controllo casuale sul rispetto della normativa emergenziale – appare difficile stabilire quale sia l’atto del pubblico ufficiale nel quale la dichiarazione infedele sia destinata a confluire con tutte le necessarie e previste conseguenze di legge”. A ben vedere, tuttavia, il vero passaggio nodale della sentenza è rinvenibile nella lucida riflessione sul divieto di auto-incriminazione previsto, nel nostro ordinamento, dall’art. 24 della Costituzione. Secondo il G.I.P. di Milano, infatti, tenuto conto che “la violazione delle prescrizioni contenute nel D.P.C.M. dell’8.3.2020 relative al divieto di spostamento (…) era sanzionata penalmente ai sensi dell’art. 650 c.p.” – che punisce l’inosservanza dei provvedimenti legalmente dati dall’Autorità – l’ipotizzato obbligo di verità “sui fatti dell’autodichiarazione sottoscritta” si sarebbe posto “in palese contrasto con il diritto di difesa del singolo (art. 24 Cost.) e con il principio nemo tenetur se detegere, in quanto il privato, scegliendo legittimamente di mentire per non incorrere in sanzioni penali o amministrative, verrebbe comunque assoggettato a sanzione penale per le false dichiarazioni rese”. In altri termini, l’imputato si sarebbe trovato dinanzi alla difficile alternativa di scegliere tra riferire il falso, rischiando di essere incriminato ai sensi degli artt. 483 c.p. e 76 D.P.R. n. 445/2000, o dichiarare il vero, nella consapevolezza di poter rispondere del reato di cui all’art. 650 c.p.; dubbio amletico fortunatamente risparmiato dall’equilibrata giurisprudenza dei Giudici di Milano.  
LaGazzettadelMezzogiorno.it 

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“Chi non si vaccina rischia il licenziamento”. Su La Gazzetta del Mezzogiorno, l’intervista al nostro Michele Laforgia

by Comunicazione in Rassegna Stampa

Una delle domande più frequenti che ci vengono rivolte da imprese e datori di lavoro nell'ultimo periodo è: "Come comportarsi se un lavoratore rifiuta di farsi vaccinare?". Per questo noi di Polis abbiamo realizzato un'analisi dell'impatto del Covid sui rapporti di lavoro, attraverso un approfondimento multidisciplinare che coinvolge i profili di diritto civile, del lavoro e penale. Sul tema, l'intervista all'avvocato Michele Laforgia, su La Gazzetta del Mezzogiorno del 6 marzo scorso. Leggi l'articolo   GazzettadelMezzogiorno_06032021

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Vaccino anti-Covid obbligatorio? L’avvocato Giovanni Di Cagno su La Gazzetta del Mezzogiorno

by Comunicazione in News

Vaccino anti Covid obbligatorio: la Corte Costituzionale si è già espressa due anni fa, prima della pandemia, sulla legittimità di un provvedimento impositivo. In Puglia, per alcune categorie, esiste anche una legge regionale a supporto dell'obbligo.
Su La Gazzetta Mezzogiorno di oggi, il fondo dell'avvocato Giovanni Di Cagno, partner di Polis, apre una discussione sul tema.
Di seguito il testo dell'articolo
Era prevedibile, e purtroppo è successo: in Italia la discussione sul sì o no al vaccino anti-Covid si è già spostata dal campo della medicina a quello del diritto, con tutto l’inevitabile carico di incertezze e il rischio di una babele prossima ventura; non a caso, sull’obbligo di vaccinazione anti-Covid per gli operatori sanitari due “grandi vecchi” del diritto nostrano come Ichino e Ainis, sono in disaccordo tra loro. Bene ha fatto Massimiliano Scagliarini, allora, a ricordare su La Gazzetta del Mezzogiorno di domenica scorsa che la questione è tutta politica.
La Corte costituzionale già due anni fa (in epoca pre-Covid, dunque) con sentenza n.5/2018 ha dichiarato la piena legittimità di una legge che imponga a particolari soggetti obblighi vaccinali presidiati da sanzioni amministrative: “questa Corte ha precisato che la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’art.32 Cost., se il trattamento è diretto non solo a migliorare o preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri”). È inutile, allora, che i nostri governanti si trincerino dietro principi costituzionali interpretati ad usum delphini: la Consulta ha già statuito che in determinate situazioni può essere previsto un obbligo di vaccinazione per particolari categorie di cittadini. E dunque, nulla osta al varo di una legge nazionale che imponga a tutto il personale sanitario di vaccinarsi contro il Covid-19.
La situazione, poi, è ancora più chiara nella nostra Puglia, in cui la legge regionale n.27/2018 (sul punto giudicata costituzionalmente legittima dalla Corte con sentenza n.137/2019) prevede il divieto di accesso alle strutture sanitarie per quegli operatori che rifiutino di adeguarsi alle indicazioni di un Piano nazionale di prevenzione vaccinale; e proprio la Giunta-Emiliano, sulla base di detta legge, ha emanato nello scorso mese di giugno il Regolamento n.10/2020, che considera inidoneo alle mansioni il personale sanitario che non presti consenso “alle vaccinazioni indicate nei vigenti Piani vaccinali nazionale e regionali”(regolamento giudicato pienamente legittimo dal TAR Puglia con ordinanza del 26 novembre2020).
Perché, allora, tra un DPCM e l’altro il Go-verno-Conte non trova il tempo di presentare una proposta di legge sull’obbligo di vaccina-zione anti-Covid per tutti gli operatori sanitari, che sarebbe pienamente costituzionale? E perché la Giunta-Emiliano, piuttosto che rivolgere blande esortazioni a medici e infermieri, non applica le cogenti disposizioni che essa stessa ha varato pochi mesi fa?
La risposta, temo, attiene agli equilibri politici, con tanti grillini che – a Roma come a Bari – appaiono ancora preda di suggestioni no-vax (a partire dal Grillo in persona). Ma allora si abbia il coraggio di dirlo, e si apra nel Paese una trasparente discussione pubblica: in una situazione di gravissima emergenza epidemiologica come l’attuale, nel necessario con-temperamento tra diritti primari deve prevalere quello egoistico del singolo operatore sanitario a non vaccinarsi, o quello della collettività ad esigere che chi eroga cure e assistenza non rischi di trasmettere gravi malattie? La questione, come si vede, è pienamente politica, e la sua risoluzione è gravida di conseguenze: perché se M5S e PD non sono d’accordo sulla risposta a un simile interrogativo, che incide pesantemente sulla vita dei cittadini, allora davvero non possono più governare insieme.
Il Governo-Conte oggi traballa, per quelli che a tanti sembrano giochi di palazzo. Ma se il Governo rischia di cadere, che almeno cada o trovi una maggioranza parlamentare su una questione che tutti i cittadini possono capire e che riguarda i destini dell’intera comunità nazionale.
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