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Michele Laforgia con Bruti Liberati al Propsero Fest di Monopoli

by Comunicazione in Eventi, News

"Tra le righe del presente" è il tema dell'edizione 2019 del "Prospero Fest", in corso a Monopoli sino a domenica 17 novembre. Domani, l'avvocato Michele Laforgia, partner di Polis Avvocati, sarà ospite del festival nel dialogo con il magistrato Edmondo Bruti Liberati, già procuratore della Repubblica di Milano, componente del Consiglio Superiore della Magistratura, ed ex presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, e con il magistrato Valentino Lenoci. Si parlerà de "La giustizia in Italia oggi. Il lungo viaggio della democrazia" partendo dal recente volume di Bruti Liberati "Magistratura e società nell'Italia repubblicana", edito da Laterza. L'appuntamento è alle 10.00 nella Biblioteca civica "Prospero Rendella", in piazza Garibaldi 24, a Monopoli (Ba). L'ingresso è libero.

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Il Tribunale del Riesame di Taranto annulla il sequestro alla “Logistic & Trade” assistita dagli avvocati Laforgia e Straziota

by Comunicazione in Diritto Penale

Il Tribunale del Riesame di Taranto, con provvedimento del 18 ottobre u.s., ha annullato il sequestro in capo alla ‘Logistic & Trade s.r.l.’, assistita dagli avvocati Michele Laforgia e Federico Straziota, soci di Polis Avvocati, con il dott. Ignazio Pellecchia. Alla società veniva contestato di aver indebitamente ottenuto il finanziamento regionale a valersi su Fondi Fesr per la riqualificazione dell’ex stabilimento tessile di Ginosa, rappresentando, nei bilanci, una situazione economica e finanziaria più florida di quella reale. L’avvocato Laforgia ha dichiarato: “Siamo soddisfatti perché con questo provvedimento si accerta la infondatezza delle ipotesi di reato contestate. Il provvedimento inoltre riconosce che l’opera, realizzata anche grazie all’apporto di risorse proprie per oltre tre milioni di euro, è stata correttamente finanziata ed integralmente realizzata. Tra l’altro il progetto ha consentito di assorbire 69 lavoratori in mobilità da anni a causa della risalente vertenza relativa allo stabilimento ex Miroglio”.   Rassegna stampa

La Gazzetta del Mezzogiorno

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Il gip del Tribunale di Bari dispone nuove indagini per la palazzina di via Archimede 16, accogliendo l’opposizione all’archiviazione dell’avvocato Laforgia .

by Comunicazione in Diritto Penale, News

Il gip del Tribunale di Bari, Valeria La Battaglia, ha accolto l’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dall’avvocato Michele Laforgia, founding partner di Polis Avvocati, sul caso della palazzina in via Archimede 16, nel quartiere Japigia, a Bari, nella quale 21 inquilini dalla metà degli anni Novanta a oggi si sono ammalati (e molti sono deceduti) di neoplasie rare causate dai roghi della vicina ex discarica comunale cosiddetta "Caldarola". L'avvocato Laforgia rappresenta il Comitato delle famiglie di inquilini morti o in cura. Il gip ha ritenuto che "le investigazioni suppletive indicate dagli opponenti siano indubbiamente pertinenti e necessarie rispetto all’accertamento dei fatti". La Procura barese aveva richiesto l'archiviazione sostenendo che erano trascorsi troppi anni  - il periodo di attività della discarica va dal 1962 al 1988 - per perseguire penalmente i responsabili. Per il giudice invece, il reato "non può considerarsi allo stato prescritto" perché "è da individuarsi nell’epoca dell’insorgenza della malattia o di verificazione dell’evento morte", facendo così risalire l’epoca delle condotte illecite "dall’inizio degli anni '90 al momento attuale". Il gip ha fissato il termine di 3 mesi per "le ulteriori indagini" che dovranno riguardare "la compiuta identificazione dei responsabili della realizzazione e della occupazione dell'immobile in via Archimede 16, avvenuta in una zona ad alto rischio ambientale e nel difetto del relativo certificato di abitabilità, nonché dei responsabili della vigilanza e della gestione della discarica all'epoca degli incendi all'origine delle emissioni nocive sino alla data di completamento delle opere di recupero". La Procura dovrà poi procedere alla "individuazione alla data odierna del numero delle neoplasie dei decessi riconducibili al fenomeno dell'inquinamento ambientale derivante dalla combustione di prodotti e materiali provenienti dall'area occupata dall'ex discarica Caldarola". Il giudice evidenzia che gli stessi consulenti della Procura avevano riscontrato "una vistosa anomalia statistica", rilevando che "esiste un aumento di eventi neoplastici che deriva dall'essere stati residenti in via Archimede 16" dovuto alla "esposizione a ripetute emissioni di fumi di combustione di diversa natura derivanti dalla discarica Caldarola, desumibile dalla riscontrata concentrazione sugli intonaci esterni di un tipo di diossina, tipicamente rilevabile nell'aria di discarica in zone a rischio in Cina". Per quanto riguarda i composti tossici "che sono penetrati all'interno delle costruzioni", questi "possono essere stati assorbiti dagli abitanti scatenando, coll'andare degli anni, le malattie oggetto dell'indagine". Il giudice sottolinea che, secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, "il quadro epidemiologico degli occupanti l'edificio veniva equiparato significativamente a quello riscontrato nelle aree della cosiddetta terra dei fuochi".

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