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Rating di legalità: l’etica d’impresa come strumento premiale. L’analisi degli avvocati Rossana Vitone e Mirco Semeraro

by Comunicazione in Compliance integrata

Dai risultati evidenziati da Bankitalia nel report di novembre 2020, le imprese titolari di “rating di legalità” che nel 2019 hanno fatto ricorso al credito bancario sono state circa 9.099, in netto aumento rispetto al biennio precedente (6.975 nel 2018 e 4.400 nel 2017).  Va inoltre sottolineato che anche la percentuale di imprese beneficiate dal “rating di legalità” è cresciuta significativamente, raggiungendo quasi il 58% delle imprese affidate. Appare pertanto evidente il collegamento tra il possesso del “rating di legalità” e l’ottenimento di benefici connessi all’accesso delle imprese al sistema bancario­ – creditizio. Il collegamento, del resto, è stato espressamente previsto dal nostro legislatore; difatti, con il D.M. 57/2014 sono state attribuite alle imprese “stellate” alcune agevolazioni direttamente incidenti sui tempi di istruttoria e sull’applicazione di migliori condizioni economiche in occasione della concessione del credito. Inoltre, il meccanismo premiale offerto dal “rating di legalità” produce i suoi effetti anche fuori dal mondo bancario, prevedendo benefici tanto nella concessione di finanziamenti da parte delle Pubbliche Amministrazioni, quanto in sede di partecipazione alle gare d’appalto. Quanto al primo profilo, il D.M. 57/2014 impone alle Amministrazioni di prevedere nei bandi relativi ad interventi di sostegno pubblico alle imprese almeno uno dei seguenti sistemi di premialità per i soggetti giuridici in possesso del “rating di legalità”: (i) preferenza in graduatoria, (ii) attribuzione di punteggio aggiuntivo e (iii) riserva di quota delle risorse finanziarie allocate. Parimenti, in tema di contratti di appalto e di concessione, le Amministrazioni aggiudicatrici possono indicare nel bando di gara, nell’avviso o nell’invito, l’attribuzione di punteggi particolari per i soggetti in possesso delle già menzionate “stellette”. In tal senso, le agevolazioni per gli operatori economici vengono individuate in prima battuta dall’art. 93, D. Lgs. 50/201, riferito alle “Garanzie per la partecipazione alle procedure”; la norma, al comma 7, stabilisce che nei contratti di servizi e forniture, l’importo della garanzia e del suo eventuale rinnovo è ridotto del 30% per gli operatori economici in possesso del “rating di legalità”. Altresì, l’art. 95, D. lgs. 50/2016, sancisce espressamente la possibilità per le Stazioni Appaltanti di applicare criteri premiali in fase di valutazione dell’offerta proprio in virtù del maggior “rating di legalità” posseduto dall’offerente. Di conseguenza, ad un miglior rating corrisponderà un miglior punteggio tecnico con evidente beneficio per il concorrente “virtuoso”. È quindi utile comprendere al meglio il meccanismo di funzionamento del “rating di legalità” e di assegnazione delle cd. “stellette”. Il “rating di legalità” è uno strumento introdotto nel 2012 per le imprese italiane, volto alla promozione e all’introduzione di principi di comportamento etico in ambito aziendale, tramite l’assegnazione di una qualificazione – misurata appunto in “stellette” – indicativa del rispetto della legalità da parte delle imprese che ne abbiano fatto richiesta e, più in generale, del grado di attenzione riposto nella corretta gestione del proprio business. In base al “Regolamento attuativo in materia di rating di legalità”, possono richiedere l’attribuzione del rating le imprese che soddisfino, cumulativamente, i seguenti requisiti: (i) sede operativa in Italia, (ii) fatturato minimo di due milioni di euro nell’esercizio chiuso nell’anno precedente a quello della domanda, (iii) iscrizione nel registro delle imprese da almeno due anni alla data della domanda, (iv) rispetto degli altri requisiti sostanziali richiesti dal Regolamento. Tra questi ultimi requisiti rientrano, a titolo esemplificativo, l’assenza di sentenze di condanna o misure cautelari per illeciti amministrativi dipendenti da reato ex D.Lgs. 231/2001, di statuizioni di condanna da parte dell’Antitrust e di provvedimenti connessi all’accertamento di violazioni in materia fiscale e contributiva o in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il rispetto dei requisiti previsti dal Regolamento pone in capo all’impresa il diritto al riconoscimento di un punteggio base pari a “★” (una stelletta) e, in caso di soddisfacimento delle ulteriori condizioni regolamentari, porta all’assegnazione di un “+” al rating già assegnato. In aggiunta, il conferimento di stellette ulteriori e, quindi, l’ottenimento di un livello maggiore di rating, dipende direttamente dall’adozione e adesione di determinate best practice:
  1. a) adesione ai protocolli o alle intese di legalità finalizzati a prevenire e contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia legale, sottoscritti dal Ministero dell’Interno o dalle Prefetture-UTG con associazioni imprenditoriali e di categoria;
  2. b) utilizzo di sistemi di tracciabilità dei pagamenti anche per somme di importi inferiori rispetto a quelli fissati dalla legge;
  3. c) adozione di una funzione o struttura organizzativa, anche in outsourcing, che espleti il controllo di conformità delle attività aziendali alle disposizioni normative applicabili all’impresa o di un modello organizzativo ai sensi del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231;
  4. d) adozione di processi organizzativi volti a garantire forme di Corporate Social Responsibility, anche attraverso l’adesione a programmi promossi da organizzazioni nazionali o internazionali e l’acquisizione di indici di sostenibilità;
  5. e) iscrizione in uno degli elenchi di fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa istituiti ai sensi delle vigenti disposizioni di legge (cd. white list);
  6. f) adesione a codici etici di autoregolamentazione adottati dalle associazioni di categoria o previsione, nei contratti con i propri clienti, di clausole di mediazione, quando non obbligatorie per legge, per la risoluzione di controversie o adozione di protocolli tra associazioni di consumatori e associazioni di imprese per l’attuazione delle conciliazioni paritetiche.
In definitiva, l’attribuzione opzionale offerta dal rating dei comportamenti virtuosi adottati, trasforma degli elementi squisitamente ‘valoriali’, quali il rispetto delle leggi, della trasparenza e dell’ambiente, in fattori direttamente incidenti sulla competitività del sistema produttivo aziendale, rendendo – finalmente – l’etica d’impresa economicamente conveniente. Avv.ti Rossana Vitone (of counsel di Polis), Mirco Semeraro
   

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Francesco Paolo Bello relatore al Convegno di Catania su «L’affidamento dei servizi legali»

by admin in Anticorruzione, Anticorruzione Codice Appalti, Anticorruzione Delibere, Anticorruzione Leggi e decreti, Compliance integrata, Diritto Amministrativo, Eventi, Formazione, News

Francesco Paolo BelloIl 25 gennaio a Catania, presso il Tar Sicilia Francesco Paolo Bello sarà invitato a portare la propria testimonianza di esperto avvocato amministrativista sul tema delle criticità e disagi per uno studio legale nella partecipazione alle gare nel corso del seminario formativo organizzato dall'Associazione degli Avvocati amministrativisti della Sicilia orientale su «L'affidamento dei servizi legali. Quali regole per la P.A. dopo le linee guida ANAC 12/2018». Scarica il programma in formato pdf  

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Pubblicata la V Direttiva Antiriciclaggio

by admin in Anticorruzione, Antiriciclaggio, Compliance integrata

Il 19 giugno 2018 è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la Direttiva U.E. n. 2018/843 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 30 maggio 2018 (c.d. “V Direttiva antiriciclaggio”) “che modifica la direttiva (UE) 2015/849”(c.d. “IV Direttiva antiriciclaggio”)“relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo e che modifica le direttive 2009/138/CE e 2013/36/UE”; il provvedimento apporta numerose modifiche al previgente sistema normativo, e dovrà essere recepito dai singoli Stati membri entro il 10 gennaio 2020. La riforma introduce “ulteriori misure volte a garantire la maggiore trasparenza delle operazioni finanziarie (…)allo scopo di migliorare l’attuale quadro di prevenzione e di contrastare più efficacemente il finanziamento del terrorismo”, alla luce dei “recenti attentati”che “hanno evidenziato l’emergere di nuove tendenze, in particolare per quanto riguarda le modalità con cui i gruppi terroristici finanziano e svolgono le proprie operazioni”.
    L’esigenza di un ulteriore intervento di riforma – che segue alla recente ristrutturazione normativa realizzata con l’entrata in vigore della direttiva 2015/849 – viene esplicitata al considerando n. 2 del provvedimento e risiede nella necessità di adozione di “ulteriori misure volte a garantire la maggiore trasparenza delle operazioni finanziarie, delle società e degli altri soggetti giuridici, nonché dei truste degli istituti giuridici aventi assetto o funzioni affini a quelle del trust (…)allo scopo di migliorare l’attuale quadro di prevenzione e di contrastare più efficacemente il finanziamento del terrorismo”, alla luce dei “recenti attentati”che “hanno evidenziato l’emergere di nuove tendenze, in particolare per quanto riguarda le modalità con cui i gruppi terroristici finanziano e svolgono le proprie operazioni”. In tale ottica, l’intervento del legislatore europeo ha interessato in primo luogo profili di carattere sostanziale:
  • ampliamento dei soggetti obbligati ai sensi dell’art. 2 della direttiva U.E. n. 2015/849(cfr. considerando n. 8), con l’introduzione nel novero dei destinatari di ulteriori categorie:
  • prestatori di servizi la cui attività consiste nella fornitura di servizi di cambio tra valute virtuali e valute aventi corso forzoso (vale a dire, le monete e le banconote considerate a corso legale e la moneta elettronica di un paese, accettate quale mezzo di scambio nel paese emittente);
  • prestatori di servizi di portafoglio digitale;
  • persone che commerciano opere d’arte o che agiscono in qualità di intermediari nel commercio delle stesse, anche quando tale attività è effettuata da gallerie d’arte e case d’asta, laddove il valore dell’operazione o di una serie di operazioni legate tra loro sia pari o superiore ad € 10.000,00;
  • persone che conservano o commerciano opere d’arte o che agiscono in qualità di intermediari nel commercio delle stesse, quando tale attività è effettuata da porti franchi, laddove il valore dell’operazione o di una serie di operazioni legate tra loro sia pari o superiore ad € 10.000,00 (cfr. art. 1, punto 1, della Direttiva).
2)Maggiori limitazioni nei rapporti di affari e nelle operazioni economiche che coinvolgono i c.d. “paesi terzi ad alto rischio”(cfr. considerando n. 12), con l’introduzione di uno specifico obbligo, in capo a tutti i soggetti destinatari della normativa antiriciclaggio, di applicazione delle seguenti “misure rafforzate di adeguata verifica della clientela:
  1. a) ottenere informazioni supplementari sul cliente e sul titolare effettivo (o i titolari effettivi);
  2. b) ottenere informazioni supplementari sullo scopo e sulla natura prevista del rapporto d’affari;
  3. c) ottenere informazioni sull’origine dei fondi e del patrimonio del cliente e del titolare effettivo (o i titolari effettivi);
  4. d) ottenere informazioni sulle motivazioni delle operazioni previste o eseguite;
  5. e) ottenere l’approvazione dell’alta dirigenza per l’instaurazione o la prosecuzione del rapporto d’affari;
  6. f) svolgere un controllo rafforzato del rapporto d’affari, aumentando il numero e la frequenza dei controlli effettuati e selezionando gli schemi di operazione che richiedono un ulteriore esame” (cfr. art. 1., punto 11, che introduce il nuovo art. 18 bisal testo della Quarta Direttiva).
3) Maggiori limitazioni all’uso di moneta elettronica(cfr. considerando n. 14). L’art. 1, al punto 7, lett. a), ha ridotto ulteriormente gli importi massimi al di sotto dei quali i soggetti obbligati sono autorizzati dagli Stati membri a non applicare determinate misure di adeguata verifica della clientela. Nello specifico:
  • dai precedenti € 250,00, agli attuali € 150,00, con riferimento ai massimali di operazioni effettuabili mensilmente ed all’importo massimo memorizzabile elettronicamente;
  • dai precedenti € 100,00, agli attuali € 50,00, con riferimento all’ammontare del rimborso in contanti o al ritiro di contanti del valore monetario della moneta elettronica.
La recente Direttiva, accanto alle modifiche sostanziali, ha altresì introdotto un nuovo statuto del contrasto al riciclaggio di denaro ed al finanziamento del terrorismo, basato su una più efficiente circolazione delle informazioni, non solo tra i singoli Stati membri, ma anche all’interno della “società civile”. Se, infatti, “lo scambio di informazioni e la prestazione di assistenza tra le autorità competenti degli Stati membri sono essenziali” al fine di migliorare l’attuale quadro di prevenzione (cfr. considerando n. 48), d’altra parte è proprio “l’accesso pubblico alle informazioni sulla titolarità effettiva”a contribuire “a mantenere la fiducia nell’integrità delle operazioni commerciali e del sistema finanziario”(cfr. considerando n. 30). Sulla scorta di tali valutazioni generali, l’intervento di riforma ha rafforzato i doveri di pubblicità delle informazioni raccolte nell’attività di contrasto al riciclaggio, con la previsione, tra le altre:
  • della possibilità per il pubblico di accedere alle informazioni sulla titolarità effettiva delle società e delle altre entità giuridiche costituite sul territorio dell’Unione Europea (cfr. art. 1, punto 15, lett. c);
  • dell’istituzione di “meccanismi centralizzati automatici (…)che consentano l’identificazione tempestiva di qualsiasi persona fisica o giuridica che detenga o controlli conti di pagamento, conti bancari identificati dall’IBAN (…) e cassette di sicurezza detenuti da un ente creditizio” (cfr. art. 1, punto 19, che ha introdotto il nuovo art. 32-bisdella Quarta Direttiva);
  • dell’obbligo per gli Stati membri di fornire “alle FIU e alle autorità competenti l’accesso alle informazioni che consentono l’identificazione tempestiva di qualsiasi persona fisica o giuridica che detenga beni immobili, anche attraverso registri o sistemi elettronici di reperimento dei dati, se disponibili” (cfr. art. 1, punto 20, che ha introdotto il nuovo art. 32-terdella Quarta Direttiva);
  • di due specifiche sottosezioni del capo VI della Quarta Direttiva – II bise III bis– dedicate alla cooperazione tra le autorità competenti degli Stati membri, nonché tra quelle che vigilano sugli enti creditizi, gli istituti finanziari e le altre autorità vincolate dal segreto professionale.

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