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28 Ott, 26

Agenti di intelligenza artificiale, dalla teoria alla pratica: il caso Polis e la nuova organizzazione del lavoro professionale

Dalla gestione del tempo alla valorizzazione delle competenze: l’esperienza di uno studio legale mostra come l’IA agentica possa supportare i processi di lavoro, mantenendo centrali responsabilità, giudizio e riservatezza.
Come si integrano gli agenti di intelligenza artificiale nei processi di lavoro senza delegare alla tecnologia le responsabilità che spettano alle persone? È una delle questioni centrali nel dibattito sull’IA, sempre più presente nelle organizzazioni, ma ancora oggetto di interrogativi sulle modalità di adozione, sull’effettiva utilità e sulla capacità di governarne l’impiego.
Un’esperienza concreta è stata al centro dell’incontro che si è svolto alla Microsoft House di Milano, promosso da Hevolus, partner tecnologico per l’AI, tra i Certified Partner globali del Claude Partner Network di Anthropic, davanti a una platea selezionata di professionisti provenienti da ambiti diversi, tra cui istruzione, pubblica amministrazione, manifattura ed energia.
Protagonista dell’evento è stato il “Caso Polis”, la testimonianza presentata dall’avvocato Andrea Di Comite, socio fondatore di Polis Avvocati, dedicata all’introduzione dell’intelligenza artificiale agentica nei processi organizzativi e operativi di uno studio legale.
L’esperienza offre uno spunto di riflessione che va oltre il settore forense: l’utilizzo dell’IA non riguarda soltanto l’automazione di singole attività, ma può incidere sull’organizzazione del lavoro, sulla distribuzione delle risorse e sul tempo che i professionisti possono dedicare alle attività a maggiore valore aggiunto. Un’evoluzione che richiede, al tempo stesso, consapevolezza degli strumenti, definizione dei processi e mantenimento del controllo umano.

Nel raccontare l’esperienza dello studio, l’avvocato Andrea Di Comite ha individuato nella gestione del tempo il cambiamento più significativo ottenuto grazie all’introduzione dell’IA agentica, attraverso XRcopilot, la soluzione proprietaria di Hevolus, azienda che ha ottenuto, tra le prime in Europa, la Microsoft Designation: il più alto livello di certificazione Microsoft per i prodotti costruiti dai partner.«Il cambiamento più impattante, quello più significativo, è quello della gestione del tempo. Siamo riusciti, e stiamo riuscendo, a gestire il tempo in maniera completamente diversa, liberando risorse per attività ad alto valore aggiunto intellettuale e ottimizzando enormemente i tempi delle attività ripetitive, burocratiche e di organizzazione interna».
Una trasformazione che, secondo Di Comite, permette di valorizzare maggiormente il contributo dei professionisti e di ripensare l’impiego delle risorse all’interno dello studio. Il punto, dunque, non è soltanto svolgere più rapidamente determinate operazioni, ma ridurre il peso delle attività organizzative ripetitive per recuperare tempo e capacità da destinare al lavoro intellettuale.
L’efficacia dell’intelligenza artificiale dipende anche dalle condizioni in cui viene introdotta e dalle persone chiamate a utilizzarla. È questo l’aspetto sottolineato da Antonio Squeo, CEO di Hevolus, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di accompagnare l’innovazione tecnologica con un percorso di adozione consapevole.
«L’adozione dell’intelligenza artificiale si gioca sulle persone, non sulla tecnologia. Uno strumento potente che nessuno usa non cambia niente; lo stesso strumento, nelle mani di professionisti che sanno come impiegarlo, cambia il modo di lavorare. Con Polis abbiamo lavorato proprio su questo, in un contesto — quello forense — dove la riservatezza non è un requisito da aggiungere dopo, ma il punto da cui partire».
Il tema assume particolare rilievo in un settore come quello legale, nel quale la gestione delle informazioni e la tutela della riservatezza costituiscono elementi imprescindibili. L’introduzione di strumenti di IA richiede quindi di considerare fin dall’inizio non soltanto le funzionalità tecnologiche, ma anche le modalità di utilizzo, le garanzie e le responsabilità connesse ai processi professionali.

Per l’avvocato Antonio Arzano – socio fondatore di Polis Avvocati – “L’esperienza maturata dimostra che l’intelligenza artificiale agentica, alla pari di quella conversazionale, non sostituisce il professionista, ma ne amplia le capacità. La possibilità di automatizzare attività organizzative e operative consente di liberare tempo prezioso da dedicare all’approfondimento giuridico, e all’assistenza al cliente. È un cambiamento che migliora l’efficienza dei processi, ma soprattutto permette di riportare il valore del lavoro professionale sulle attività che richiedono competenza, esperienza e capacità di valutazione”.
Il Caso Polis mette così al centro una questione destinata a interessare un numero crescente di organizzazioni: come utilizzare le potenzialità dell’intelligenza artificiale per migliorare i processi senza confondere l’automazione con la delega delle responsabilità. Gli agenti IA possono diventare strumenti di supporto alle attività quotidiane, ma il loro valore dipende dalla capacità di integrarli in un modello organizzativo consapevole, nel quale competenze, valutazione professionale e controllo umano continuino a svolgere un ruolo determinante.

La sfida, in definitiva, non consiste soltanto nell’adottare una nuova tecnologia, ma nel comprendere come questa possa contribuire a trasformare il lavoro. È su questo terreno che il confronto tra esperienze concrete, competenze professionali e sviluppo tecnologico può offrire indicazioni utili anche al di fuori dei singoli settori.

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